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La notizia è di pochi giorni fa: senza tanti clamori il governo francese ha proposto una norma che consentirebbe ai farmacisti di sostituire gli originatori con i biosimilari nei pazienti naive, fatta salva la possibilità per il medico di specificare la non sostituibilità. Una sorta di benvenuto per infliximab, in attesa di trastuzumab e di tutti gli altri a venire, che avrebbe fatto infuriare big pharma che, come da copione, hanno subito paventato una riduzione degli investimenti. E così è stato costituito un gruppo di lavoro misto che dovrebbe definire la questione entro giugno. Si vedrà.

 

Questa sorpresa, - per la prima volta la sostituibilità sarebbe estesa per legge ai biologici, - è davvero così inattesa? Il messaggio che viene d’oltralpe è chiaro: il problema della sostenibilità della spesa per I farmaci biologici è ormai prossimo al punto di rottura e la continua crescita della domanda non può essere più gestita a forza di sconti(cini), ufficiali o confidenziali che siano. Considerato che è politicamente improponibile far pagare (traduzione pratica del più appropriato “compartecipare”) i pazienti, non rimane che una strada: ridurre i prezzi. E allora porte aperte ai biosimilari?

C’è il rischio che l’urgenza di ridurre la spesa porti a tralasciare, etichettandole sotto la voce “dibattito scientifico”,  la comparabilità di efficacia e, sopratutto, la sicurezza d’impiego. La produzione dei biosimilari richiede il rispetto assoluto delle norme di buona fabbricazione e il mantenimento di elevati standard di qualità richiede a sua volta ingenti e continui investimenti. Di conseguenza, il prezzo più basso non può essere il solo criterio di rimborso e acquisto per I biosimilari ma deve essere correlato a parametri qualitativi obiettivi e verificabili nel tempo, come condizione indispensabile per minimizzare il rischio di amare sorprese a spese della salute dei pazienti. Alcuni segnali sono preoccupanti. Da un lato ci sono agenzie che in nome dell’ovvia convenienza equiparano gli sconti dei biosimilari a quelli dei generici; dall’altro i biosimilaristi hanno già cominciato a offrire sconti “esorbitanti”. La discesa dei prezzi non è l’unica strada per l’affermazione dei biosimilari e, probabilmente, non è la migliore; c’è da augurarsi non si riveli un vicolo cieco.

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