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Scritto da Gianluigi Casadei

Giusto (e appropriato) iniziare il nuovo anno unendosi al coro degli auguri: il SSN ha compiuto 35 anni! Con la legge 883 del 23 dicembre 1978 scompaiono le mutue e, seguendo il modello beveridgiano, nascono le unità sanitarie locali, poi trasformate nel 1992 in aziende sanitarie, alle quali viene affidato il compito di erogare il servizio sanitario così come stabilito dalla programmazione nazionale. Nel 1999 le prestazioni sanitarie prendono il nome di Livelli Essenziali di Assistenza. Nel frattempo, la gestione del servizio sanitario viene progressivamente trasferita alle Regioni, che con la modifica nel 2001 del Titolo V della Costituzione diventano poi le "sovrane" della sanità.

 

L'efficienza del SSN è sempre stata oggetto di dibattito, anche nei tempi d'oro quando i deficit venivano sempre ripiantai in qualche modo. E' divenuta un elemento di forte criticità (e malcontento) in questi ultimi anni di crisi economica quando i tagli lineari del FSN si sono riverberati sulla qualità e la quantità dei servizi prestati, a partire dai tempi di attesa per arrivare alla compartecipazione alla spesa e al cosiddetto "turismo" sanitario.
Le regioni sono imputate di essere la causa principale dello spreco di risorse, che, secondo la Corte dei Conti, sono distribuite in modo irrazionale. I cittadini e le associazioni mediche lamentano la disomogeneità delle prestazioni, in particolare a scapito dei residenti nelle regioni "povere" e cronicamente in deficit. Il tanto sbandierato federalismo sanitario è ancora sulla carta (a cominciare dai costi standard) e la riforma Balduzzi rientra nel lungo elenco delle tante leggi, urgenti per decreto che rimangono in gran parte inattuate. I politici, senza distinzione di parte o partiti che sia, si sono accorti del malcontento e parlano apertamente di riformare di nuovo la Costituzione per tornare a una gestione più centralizzata della sanità.
Dopo 35 anni la riforma del SSN è una priorità per consolidarne la sostenibilità nei prossimi 5-10 anni. Le domande sul tavolo sono diverse e ugualmente importanti.
Come dovrebbe essere modellata la ri-centralizzazione del SSN per migliorare (davvero) l'efficienza dell'offerta mantenendo invariati gli attuali costi? Ad esempio, la costituzione di un Fondo Farmaceutico Nazionale gestito dall'AIFA potrebbe davvero risolvere il deficit cronico della farmaceutica ospedaliera? E come?
Ha senso aprire alla sanità privata avviando un modello misto pubblico-assicurazione privata? E' veramente fattibile? Quale sarà l'impatto dell'apertura delle frontiere comunitarie alla cure sanitarie?
Perché non proporre di tornare progressivamente al sistema mutualistico, forse più rappresentativo dell'attuale (e futura) struttura sociale italiana?
Auguri SSN di un aggiornamento, di una riforma. Non urgente, per decreto, ma meditata e poi attuata.

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