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di Gianluigi Casadei

 

Il caso sofosbuvir ha certamente avuto il merito di avere costretto i governanti di molti paesi benestanti, realmente o per tradizione, a domandarsi se la richiesta iniziale di 1.000 dollari al giorno fosse un giusto prezzo o un “vile ricatto”, considerando che i costi di produzione sono stati stimati in un intervallo di 68-136 dollari per paziente trattato (e, per non dimenticare nessuno, i costi di produzione di altri antivirali recentemente commercializzati sarebbero inferiori a 300 dollari a paziente).1

Poiché sofosbuvir e quattro farmaci per l’epatite C, due antibiotici contro la TBC e ben 16 oncologici ad alto costo sono stati recentemente inclusi nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS, sembra davvero inevitabile allargare l’orizzonte e affrontare la questione della sostenibilità di farmaci necessari per soddisfare i bisogni sanitari indispensabili (di tutti, inclusa la minoranza benestante del mondo) e che è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni.2

Gli oncologi europei ed americani hanno compreso che la continua crescita della spesa farmaceutica per il cancro – nel mondo 100 miliardi di dollari nel 20143 – già oggi ha e avrà ancora di più nel prossimo futuro un impatto negativo sulle risorse per le terapie oncologiche; così, da qualche anno si stanno domandando se il beneficio clinico addizionale dei “nuovi” farmaci giustifichi costi di decine di migliaia di euro/dollari per paziente.4,5 Recentemente, l’associazione europea ESMO6 e quella americana ASCO7 hanno pubblicato quasi in contemporanea due (ahimè) differenti metodologie per misurare il beneficio clinico incrementale dei farmaci oncologici, superando il semplice criterio (emozionale) del nuovo, con l’obiettivo di ridurre il rischio di sprecare risorse remunerando un premium price a chi propone farmaci me too.

Le due proposte rappresentano un momento importante per continuare a sensibilizzare tutti gli attori tecnici e politici, senza dimenticare i pazienti e i cittadini, sull’importanza della valutazione di costo-efficacia per consentire a tutti l’accesso a cure essenziali. Il “tallone d’Achille” di entrambe le proposte mi pare sia la necessità di fare riferimento a evidenze comparative ottenute da studi di qualità elevata, ambito in cui sono ancora necessari marcati progressi in oncologia.8 Tuttavia, questi algoritmi potrebbero fungere da stimolo affinché le autorità regolatorie prendano in considerazione anche il valore aggiunto terapeutico, come molti da tempo richiedono.

È pensabile di poter risolvere la questione della sostenibilità della spesa farmaceutica solo con algoritmi e valutazioni di costo efficacia?

La difficoltà ad acquisire da parte del Servizio Sanitario Nazionale farmaci di grande utilità, a causa dei prezzi elevati, ripropone il problema della valutazione dell’attuale sistema brevettuale”. Così si apre una lucida e schietta analisi del Professor Garattini sulla necessità di pensare a un cambiamento delle regole brevettuali sui farmaci.9 E appunto la protezione brevettuale dei farmaci biotecnologici (e non) è stato il tema di una vivace tavola rotonda durante l’ultimo convegno “Economia del Farmaco” del 13 maggio scorso, la cui sintesi è pubblicata sul numero precedente di QF.

Una legge sarda del 1855 negava la possibilità di estendere il brevetto ai ritrovati farmaceutici, affermando che era da considerarsi sufficiente, quale premio all’attività dei loro inventori, la gloria di averli scoperti a sollievo dell’umanità sofferente.10 Il mondo economico persegue principi più venali e nel commercio la copertura brevettuale consente lo sfruttamento di un prodotto per molti anni, così da compensare le spese di ricerca e marketing e poi fornire le risorse per sviluppare nuovi farmaci. Se il brevetto trova la sua motivazione primaria nell’incentivare le imprese ad assumersi rischi in favore del progresso, ne consegue che la copertura brevettuale dovrebbe essere garantita solo ai farmaci che consentono un reale avanzamento terapeutico. Ma non è così. Da tempo i produttori farmaceutici hanno adottato la strategia denominata ever greening, che si basa sulla brevettabilità di modifiche per lo più insignificanti in termini di beneficio clinico, ma in grado di estendere il monopolio per anni. Un esempio, spesso citato fra tanti, riguarda l’antidepressivo venlafaxina, il cui brevetto risale al 1983 ed è scaduto nel 2008. Prima della scadenza è stata brevettata la formulazione a rilascio controllato, che permetteva di migliorare il profilo di tollerabilità del farmaco e, in aggiunta, di ritardare l’accesso dei generici. Inoltre, nel 2001 è stata brevettata desvenlafaxina, una semplice variazione chimica, il cui brevetto scadrà nel 2023. Desvenlafaxina è ora promossa in sostituzione della formulazione a lento rilascio di venlafaxina e il suo prezzo è, ovviamente, superiore.11 Risultato dell’ever greening: estensione di 15 anni di (quasi) monopolio e, conseguentemente, maggiori costi per i servizi sanitari.

La normativa mondiale sui brevetti è regolata dall’accordo TRIPS – Trade-Related aspects of Intellectual Property Rights, sotto l’egida della World Trade Organization (WTO) e tutti i membri sono tenuti ad osservarla. Norme sovranazionali, quindi quasi intoccabili. Ciononostante, nel 2005 l’India ha modificato la legge brevettuale inserendo una norma, nota come “articolo 3(d)”, che, in caso di varianti di molecole già note, subordina la concessione del brevetto alla dimostrazione di una efficacia addizionale riconducibile alla variazione da brevettare. Nel 2013 l’India ha rifiutato domande di brevetto di un sale di imatinib12 e ha revocato il brevetto di un sale di lapatinib,13 aprendo il mercato alla genericizzazione e, si potrebbe chiosare, ai produttori indiani di generici.

Caso ancor più clamoroso è il recente rifiuto della domanda di brevetto di sofosbuvir, per mancanza di novità o inventiva.14 Ma l’India non è oramai un caso singolo: anche la Cina ha preso la stessa decisione, riconoscendo che la molecola base di sofosbuvir non è nuova, ma era già stata protetta da precedenti brevetti.15 Queste decisioni sono state prese sulla base di iniziative di associazioni, come il gruppo americano Initiative for Medicines, Access and Knowledge (I-MAK), che ha presentato ricorsi anche in Argentina, Brasile, Russia e Ucraina.16 Un’altra associazione, Doctors of the World, ha presentato un’istanza all’Ufficio Brevetti Europeo.17 Pur ritenendo necessario mantenere un atteggiamento di prudenza nei confronti di iniziative spontanee da parte di gruppi che pur si dichiarano non-profit, tuttavia reputo non sia ammissibile che farmaci indispensabili non possano essere messi a disposizione dei pazienti a causa di un prezzo elevato, giustificato quasi esclusivamente dalla ricerca esasperata di profitti a breve termine. Il nostro Ministro della Salute assicura che il prezzo negoziato in Italia per sofosbuvir è il più basso in Europa; ma, viene da chiedersi, hanno un senso accordi “segreti” che di fatto accettano per farmaci essenziali l’imposizione di un prezzo formalmente troppo elevato che ne esclude l’impiego per la stragrande maggioranza degli aventi diritto?

Assistiamo addirittura al paradosso dell’autorità centrale che ricorre contro il tentativo della regione Toscana di spuntare un prezzo sostenibile per trattare tutti i pazienti che soffrono della “Malattia con la C”, come suggerisce una “campagna di informazione” sui media nazionali.

Nel corso della tavola rotonda pubblicata su QF 28 è stata avanzata la proposta di abolire il brevetto sulla base di un principio di equità e solidarietà ovvero, in termini pratici, di acquistare il farmaco in paesi che non rispettano il brevetto.9 Una proposta radicale, certo, ma forse non è nemmeno il caso di adottare mezze misure quando si tratta di farmaci essenziali e di prezzi irragionevoli e ingiustificati.

È indispensabile sviluppare il dibattito per trovare soluzioni al problema della sostenibilità della spesa farmaceutica, incominciando proprio dal rifiuto proattivo dei tanti prezzi giustificati solo dalla logica del massimo profitto. Ad esempio, la Comunità Europea dovrebbe “battere un colpo” e prendere una posizione, cominciando a chiedere a EMA di valutare il beneficio incrementale, discutendo le modifiche alla normativa brevettuale per limitare i danni dell’ever greening in favore della vera innovazione e, non ultimo, reagendo compatta contro ogni ingiustificabile proposta che impedisca di offrire un trattamento essenziale.

Occorre sollecitare l’industria mondiale a rinnovare il tacito accordo stabilito con la società all’avvio del settore farmaceutico: il riconoscimento di una profittabilità straordinaria in cambio di un impegno etico e una responsabilità sociale.18

 


  1. Hill A, Khoo S et al. Minimum costs for producing hepatitis C direct-acting antivirals for use in large-scale treatment access programs in developing countries. Clin Infect Dis. 2014;58:928-936.
  2. Magrini N, Roberston J et al. Tough decisions on essential medicines in 2015. Bull Worls Health Organ. 2015;93:283-284.
  3. Ward A. Global spending on cancer drugs surges to $100bn.  Nicosia business review worldwide.2015.Disponibile al sito web: http://nicosiamoneynews.com/2015/05/05/spending-on-cancer-drugs-hits-100bn/
  4. Sobrero A, Bruzzi P. Incremental advance or seismic shift? The need to raise the bar of efficacy for drug approval. J Clin Oncol. 2009;27:5868-5873.
  5. Ellis LM, Bernstein DS et al. American society of clinical oncology perspective: raising the bar for clinical trials by defining clinically meaningful outcomes. J Clin Oncol. 2014;32:1277-1280.
  6. Cherny NI, Sullivan R et al. A standardised, generic, validated approach to stratify the magnitude of clinical benefit that can be anticipated from anti-cancer therapies: The European Society for Medical Oncology Magnitude of Clinical Benefit Scale (ESMO-MCBS). Ann Oncol. 2015
  7. Schnipper LE, Davidson NE et al. American Society of Clinical Oncology Statement: A Conceptual Framework to Assess the Value of Cancer Treatment Options. Journal of Clinical Oncology. 2015
  8. Hirsch BR, Califf RM et A. Characteristics of oncology clinical trials: Insights from a systematic analysis of clinicaltrials.gov. JAMA Internal Medicine. 2013;173:972-979.
  9. Garattini S. Farmaci: si può cambiare il sistema brevettuale? Il sole 24 ore.2015; Sect. 11.
  10. De Cesare G, Racco M. La legislazione del farmaco. Liviana Editore.; 1984
  11. Midha S. Strategies for drug patent ever-greening in the pharmaceutical industry. IJPSBM. 2015;3:11-24.
  12. Gabble R, Kohler JC. To patent or not to patent? the case of Novartis’ cancer drug Glivec in India”. Global Health. 2014;10:3.
  13. Kulkarni K. India revokes GSK cancer drug patent in latest Big Pharma blow. Reuters. 2013. Disponibile al sito web: http://www.reuters.com/article/us-india-gsk-idUSBRE97108C20130802
  14. Office P. Application no. 6087/DELNP/2005 filed in India on 27/12/2005. Decision. New Delhi, India: Patent Office; 2015
  15. Kmietowicz Z. China rejects patent on hepatitis C drug sofosbuvir. BMJ. 2015;350:h3429.
  16. I-MAK. The grounds for opposing patents on sofosbuvir in Argentina, Brazil, China, Ukraine and Russia (briefing document). 20 May 2015. Disponibile al sito web: http://static1.1.sqspcdn.com/static/f/ 129694/26244685/1432089253573/briefing±note_HepC_sofosbuvir_PatentOppositions_20±May±2015.pdf.
  17. Bodoni S. Gilead’s Hepatitis C Drug Patent Challenged by Medical Charity. 2015. Disponibile al sito web: http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-02-10/gilead-s-hepatitis-c-drug-patent-challenged-by-medical-charity
  18. Kay J. Drug companies have lost far more their health. Financial Times on-line. 8/2/2011.

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