Valutazione: 0/5 (0 Voti)

scarica pdf pdf_button

 


di Gianluigi Casadei

 

Secondo il procuratore generale della Corte dei Conti la spesa sanitaria italiana è caratterizzata da una “eccessività dell’impegno finanziario a fronte della utilità che assicura”, dovuta a una irrazionale distribuzione delle risorse, a una moltiplicazione dei centri di spesa e a una proliferazione di strutture accompagnate da amministratori pubblici (quanto meno) disattenti e dalla mancanza di controllo di gestione.1 È un giudizio pesante sull’efficienza del sistema sanità italiano nel suo complesso e impone, non solo perché siamo in crisi, una riflessione critica sulla efficienza della regionalizzazione del servizio sanitario a oltre 10 anni dalla sua istituzionalizzazione.
Perché puntare il dito sulle regioni? Certamente le inefficienze affliggono senza distinzione ogni amministrazione pubblica, centrale o regionale che sia, ma pare opportuno e prioritario partire dalle regioni perché la sanità impegna circa il 75% (€110,6 miliardi nel 2011) della loro spesa corrente complessiva e l’autonomia non è fine a stessa ma dovrebbe essere una strategia per “meglio” soddisfare i bisogni sanitari dei cittadini.
Un primo dato: nonostante le continue manovre di riduzione e contenimento, la spesa sanitaria continua ad aumentare: 5,05% nel periodo 2009-2011 per le regioni a statuto ordinario e 7,54% per quelle a statuto speciale. Paradossalmente, la spesa aumenta maggiormente nelle regioni sottoposte a piani di rientro: in media 8,47%, con variazioni ampie che vanno da 0,06% del Piemonte a 10,86% del Lazio e a 18,48% della Campania per finire con un incremento del 28,07% in Molise.2
Sembra proprio che, nonostante gli sforzi e i progressi registrati in qualche regione, la vicenda dei piani di rientro stia per confermare il parere delle “Cassandre” che nel 2009 avevano pronosticato un flop nonostante un intervento statale di 12,1 miliardi, di cui 3 a fondo perduto e il rimanente a mutuo trentennale.3
In questo contesto, brilla il deficit sanitario della regione Lazio, che ha resistito ai cambiamenti politici, “fagocitando” i ticket e l’IRPEF regionale e “respingendo gli attacchi” di commissari e sub-commissari. L’indebitamento sanitario del Lazio primeggia in assoluto con €5,9 miliardi nel 2011, quasi la metà del debito totale nazionale, in crescita del 7,4% rispetto al 2010.2 Il dubbio se questa amministrazione regionale sarà mai in grado di gestire la situazione pare più che legittimo. All’inizio dell’anno il Dipartimento Programmazione Economica e Sociale ha emanato una direttiva, urgente e vincolante, per chiedere alle ASL laziali di mettere a bilancio preventivo 2013 un “efficientamento” tale da ridurre la spesa di almeno il 15% rispetto al 2012, mantenendo invariati i servizi al cittadino. Al di la del naturale sconcerto, questa direttiva sembra proprio indicare che l’amministrazione non abbia trovato di meglio che eludere il problema gestionale concreto (chi davvero può credere che l’obiettivo minimo posto sia davvero raggiungibile anche a voler essere ottimisti?) e, nei fatti, sembra proprio una “dichiarazione di resa”.
Complessivamente, il deficit annuale nazionale globale si è ridotto da €3 miliardi nel 2009 a €1,2 nel 2011; rimane aperta la domanda se questo risultato contabile sia merito di una migliorata efficienza o piuttosto sia dovuto agli aumenti di tassazione e compartecipazione attuati assieme al taglio dei servizi. Nei primi nove mesi del 2012 il ticket sulla farmaceutica convenzionata ha superato il miliardo: 1.052 milioni di euro, di cui il 62% per la “gabella” sul prezzo di riferimento dei generici.4 Aggiungendo il ticket sulla specialistica e il pronto soccorso, globalmente la compartecipazione è stimata in circa 4,5 miliardi nel 2012, pronta a crescere di altri 2 miliardi dal 2014 se non si troverà copertura ai tagli della manovra del luglio 2011. In pratica il meccanismo è semplice: lo stato riduce i fondi alle regioni che, a loro volta, convertono una buona quota dei tagli in ticket e riduzione dei servizi. Secondo Cittadinanzattiva sta peggiorando l’accesso a tutte le prestazioni sanitarie, da quelle ambulatoriali e (soprattutto) domiciliari a quelle ospedaliere.5
Al di là delle tante promesse di migliorare la situazione non appena la crisi si attenuerà, sembra davvero che i cittadini abbiano le idee abbastanza chiare sulle cause dei disservizi: secondo una recente indagine,6 in cui il 42% degli intervistati non si dichiarava soddisfatto della qualità delle cure, i due fattori chiave che incidono negativamente sulla sanità sono la “cattiva politica e corruzione” (76%) e l’”organizzazione del sistema” (57%). Che cosa fare? La metà del campione ha suggerito di riportare l’assistenza sanitaria sotto la diretta responsabilità dello Stato, per garantire una maggiore omogeneità dei servizi. La mobilità sanitaria offre una misura precisa del problema di come l’offerta del SSN sia mal distribuita in termini quali-quantitativi: ogni anno 860.000 pazienti affetti da patologie gravi migrano verso nord dalle regioni meridionali e centrali per farsi ricoverare in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Un giro di affari stimato di €3,8 miliardi nel 2011,7 senza tenere conto delle spese di viaggio, vitto e alloggio a carico del paziente e dei parenti.
Che i pazienti non siano tutti uguali per il SSN lo conferma anche il rapporto del Ministero della Salute sul “mantenimento dell’erogazione dei LEA”, i Livelli Essenziali di Assistenza che dovrebbero rappresentare il livello minimo garantito di cure ad ogni residente. Il documento ministeriale rivela senza nessuna sorpresa che nel 2010 erano globalmente inadempienti 6 regioni su 16 valutate (non classificate 4 regioni perché non hanno inviato i dati). L’analisi degli indicatori rivela dati preoccupanti. Un esempio che non richiede commenti: solo 4 regioni risultavano adempienti in merito allo screening di primo livello per il cancro della cervice uterina, della mammella e del colon retto.8
Ma come mai il sistema non funziona? Da quanto si può intuire seguendo diverse vicende, inclusi i LEA, i rapporti funzionali (tralasciando ogni interesse politico) fra autorità centrali e autorità regionali non sembrano propriamente orientati all’efficienza attuativa. La lettura dei verbali della Commissione Stato-Regioni è illuminante. Da una parte abbiamo il Ministero della Salute che, quando propone, lo fa “a costo zero” per far contenti i colleghi dell’Economia. Dall’altro, ci sono le Regioni che, accantonate momentaneamente le “lotte intestine” sulla spartizione del FSN, obiettano “all’unisono” la mancanza di fondi ed evidenziano la necessità di ripensarci sopra. Non sorprende che si creino situazioni di immobilità, con reciproci richiami alla responsabilità. Il quadro appena descritto è forse semplicistico, ma è un dato di fatto che spending review, riforma Balduzzi e stabilità, i provvedimenti chiave approvati con urgenza dal parlamento italiano per disegnare la sanità futura, sono “fermi al palo” perché mancano numerosi (16) provvedimenti attuativi. Le regioni denunciano lo stallo e, prontamente, il Ministero della Salute rigira le responsabilità alle stesse regioni, al Ministero dell’Economia, alla Corte dei Conti. Risultato: non rimane che aspettare il nuovo governo (se mai verrà), con il rischio concreto che ancora una volta cambi tutto per non cambiare niente.
I politici hanno capito che i cittadini non sono soddisfatti di come funziona il SSN, chissà se fra poco cominceranno anche a capire che ticket e copayment sono termini inglesi che si traducono in “sovrattasse per sopperire (solo in parte) agli sprechi”.
Scorrendo l’elenco dei buoni propositi pre-elettorali per la sanità, è interessante notare che i maggiori partiti, che da anni si dividono le amministrazioni regionali, siano concordi nel confermare l’attuale strategia federalista, pur riconoscendo la necessità di istituire autorità vicarie che sostituiscano le amministrazioni regionali inadempienti, rafforzando al contempo  il ruolo del Ministero della Salute. Questo ritorno ad una maggior centralizzazione è sostenuto anche da altre forze politiche presenti da tempo, sebbene con sigle variabili. I nuovi movimenti, liberi per il momento da vincoli di poltrone, si mostrano invece più decisi, arrivando a prospettare un ridimensionamento istituzionale del ruolo delle regioni nella gestione della sanità attraverso una nuova modifica del Titolo V della Costituzione.
Che l’attuale SSN non sia efficiente è un fatto reale, pur con le dovute distinzioni, e l’attuale situazione economica e sociale non permette di tollerare (e nascondere) gli sprechi. La riduzione dello “sperpero sanitario” è una condizione indispensabile per garantire la continuazione del sistema universalistico, che indubbiamente rimane il miglior modo per attuare il dettato costituzionale del diritto alla salute. Questo è l’obiettivo più importante, da raggiungere anche a costo di sacrificare parte dell’autonomia locale, semplificando il processo decisionale e attuativo, rafforzando il monitoraggio e responsabilizzando (per davvero) gli amministratori.

 


 

Bibliografia

  1. Nottola S. Cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2013. Relazione scritta del Procuratore Generale. Roma: Corte dei Conti; 2013
  2. Mastropasqua N, Lomazzi V, Giuseppone V, Del G, Raffaele, Laterza E. Relazione sulla Gestione Finanziaria delle Regioni. 2012;1–489.
  3. Jorio E. L'insostenibile flop dei piani di rientro. 2013;Sect. 11.
  4. editor. L'uso dei Farmaci in Italia. Rapporto Nazionale gennaio-settembre 2012. Roma: AIFA; 2012:1.
  5. Fava V, Zuccarello S, Masi A, Ciccarelli L. Servizio Sanitario Nazionale e cittadini: lo Stato (A)sociale. XV rapporto PiT Salute 2012. Roma: Cittadinanzattiva; 2012
  6. Doxa. La sanità in Italia: opinioni e giudizi della popolazione. 2013
  7. quotidianosanità.it. Mobilità sanitaria. Giro d'affari da 3,8 mld l'anno. 2006/2010 coinvolti 4,5 min di italiani. 2012
  8. Sanitaria DGP. Adempimento “mantenimento dell’erogazione dei LEA” attraverso gli indicatori della griglia Lea. Metodologia e Risultati dell’anno 2010. Roma: Ministero della Salute; 2012

Copyright © 2016 - Gruppo Poliartes srl

Su questo sito usiamo i cookies. Per approfondire leggi l'Informativa sui cookies, per accettare clicca su OK.