Valutazione: 0/5 (0 Voti)

scarica pdf pdf_button

 


di Antonio Addis,1 Gianluigi Casadei2

 

Parole chiave:

PHT

distribuzione diretta

farmaci

 

 

Abstract

Questo dibattito è dedicato al Prontuario Ospedale-Territorio (PHT) di continuità terapeutica, una delle novità più importanti introdotte recentemente nella politica del farmaco in Italia, per quanto se ne sappia del tutto originale e peculiare anche nel panorama europeo delle liste di rimborsabilità. Il dibattito si concentra sulla razionalità terapeutica alla base di un siffatto prontuario, il quale sembra trovare sufficiente giustificazione logica nel sempre crescente bisogno di integrazione fra assistenza ospedaliera e territoriale. Rimane un po’ in ombra, invece, il risvolto più prettamente economico del PHT, collegato al fenomeno della cosiddetta “distribuzione alternativa” a livello regionale (di cui ci occuperemo più approfonditamente nei prossimi numeri). Essendo il PHT cronologicamente successivo all’utilizzo della distribuzione alternativa da parte di alcune Regioni, rimane anche il dubbio sul fatto che la sua introduzione sia dovuta a una “razionalizzazione ex post” politica, piuttosto che a una scelta tecnica autonoma…

 


 

 
  1. AIFA, Agenzia Italianda del FArmaco­ - Roma
  2. Sanofi-Aventis SpA - Milano

 


 

 

Qual è, a Vostro avviso, la logica che sottende la scelta recentemente effettuata di introdurre la classe PHT nell'ambito del PFN?

 

Antonio Addis Il PHT nasce dall'idea di creare uno strumento per assicurare la continuità della cura che spesso viene definita in ospedale per poi perdurare nel territorio. Anche in questo caso si tratta di mettere il paziente al centro di una strategia assistenziale, caratterizzata da criticità diagnostica e terapeutica che, appunto, spesso è stabilita in ambiti specialistici o comunque ospedalieri, ma che successivamente necessita di periodici follow-up i quali coinvolgono anche l'assistenza territoriale.
I criteri per la definizione della lista dei farmaci PHT sono quelli della diagnosi differenziale, della criticità terapeutica, del controllo periodico da parte della struttura specialistica che determina le condizioni per la maggiore appropriatezza diagnostico-assistenziale, di una verifica della compliance del paziente e di uno strumento di monitoraggio del profilo beneficio/rischio e di sorveglianza epidemiologica dei nuovi farmaci.

 

Gianluigi Casadei Parafrasando le parole conclusive del provvedimento di istituzione del PHT, la variabilità dell’assetto normativo, delle scelte organizzative e delle strategie assistenziali definite e assunte da ciascuna Regione costituisce un primo motivo di discussione.
Era forse prevedibile, in un contesto di cronica scarsità di risorse economiche, la tentazione di dare un’interpretazione di strumento di controllo della spesa farmaceutica. Comunque, l’evoluzione della distribuzione diretta, che si è osservata in conseguenza anche dell’introduzione del PHT, è una esperienza di sicuro interesse. A mio avviso, guardando al futuro, l’evoluzione del PHT dovrebbe prevedere un confronto fra gli attori che lo formano e lo gestiscono (AIFA, Regioni, Associazioni Mediche e dei Farmacisti, Associazioni di Pazienti, Produttori di farmaci), così da valutare criticamente quali sono stati nei due anni di esperienza i modelli organizzativi che hanno permesso di meglio esplicitarne i benefici in termini di appropriatezza assistenziale. Nell’ambito di tale appropriatezza si dovrebbe considerare sia l’efficienza del follow-up dei pazienti (e il miglioramento assistenziale che ne è derivato) che il monitoraggio e la riduzione dei costi gestionali, riferiti anche (ma non solo) alla spesa farmaceutica.

 


 

 

Reputate possibili delle interpretazioni difformi, da parte delle Regioni,
nell'utilizzo della classe PHT che abbiano indotto modifiche nei consumi locali dei farmaci in essa inclusi?

 

Antonio Addis Per quanto il concetto di definizione di una lista di farmaci che si pongono a mezzo tra l’ospedale e il territorio rimanga univoca, il PHT fa immancabilmente i conti con l’organizzazione sanitaria a livello regionale. Quest’ultima, quindi, non può non influenzare l’utilizzo del PHT che si differenzia da Regione a Regione. In questo caso l’eventuale modifica dei consumi è probabilmente determinata dall’organizzazione della gestione del paziente tra ospedale e territorio, piuttosto che da differenze interpretative. E’ probabile, quindi, che, indipendentemente dalla lista del PHT, potremmo comunque registrare alcune diversità nei consumi di questi farmaci dettate semplicemente dalla facilità/difficoltà di accesso ad alcune terapie.

 

Gianluigi Casadei Parafrasando le parole conclusive del provvedimento di istituzione del PHT, la variabilità dell’assetto normativo, delle scelte organizzative e delle strategie assistenziali definite e assunte da ciascuna Regione costituiscono un primo motivo di discussione.
Era forse prevedibile, in un contesto di cronica scarsità di risorse economiche, la tentazione di dare un’interpretazione di strumento di controllo della spesa farmaceutica. Comunque, l’evoluzione della distribuzione diretta, che si è osservata in conseguenza anche dell’introduzione del PHT, è una esperienza di sicuro interesse.
A mio avviso, guardando al futuro, l’evoluzione del PHT dovrebbe prevedere un confronto fra gli attori che lo formano e lo gestiscono (AIFA, Regioni, Associazioni Mediche e dei Farmacisti, Associazioni di Pazienti, Produttori di farmaci), così da valutare criticamente quali sono stati nei due anni di esperienza i modelli organizzativi che hanno permesso di meglio esplicitarne i benefici in termini di appropriatezza assistenziale. Nell’ambito di tale appropriatezza, si dovrebbe considerare sia l’efficienza del follow-up dei pazienti (e il miglioramento assistenziale che ne è derivato) che il monitoraggio e la riduzione dei costi gestionali, riferiti anche (ma non solo) alla spesa farmaceutica.

 


 

 

In generale, quali sono a Vostro avviso le eventuali ulteriori modifiche auspicabili per un miglioramento della struttura attuale del PFN?

 

Antonio Addis Il PFN è uno strumento che deve rimanere in continua evoluzione, al fine di poter consentire di cogliere tutte le opportunità terapeutiche ritenuti efficaci, sicure ed essenziali per la popolazione. Detto questo, bisognerebbe vedere la nostra lista positiva come una reale opportunità dinamica di scegliere e rinunciare rispettivamente al meglio e all’inutile tra i medicinali potenzialmente commercializzabili. Al contrario, il PFN viene purtroppo visto come un elemento di razionamento della spesa o come un elenco immodificabile: ciò non giova alla possibilità di attuare una politica di governo di quest’area, equa ed efficiente. In futuro, sarebbe inoltre auspicabile un PFN capace di associare alla lista dei farmaci rimborsabili anche i commenti e le critiche utili a una prescrizione ragionata e informata. Si passerebbe quindi da una mera lista di farmaci, spesso presentati in un acritico ordine alfabetico, a un vero strumento che faciliti la prescrizione razionale dei medicinali.

Gianluigi Casadei L’evoluzione del PHT, a mio avviso, deve prevedere non solo il necessario aggiornamento della lista dei farmaci inclusi, ma anche il confronto (sono cosciente di ripetermi) delle esperienze, in modo da permettere l’evoluzione della gestione del PHT. In tal senso, i quesiti generali da porsi periodicamente dovrebbero essere i seguenti. Che cosa s’intende per continuità terapeutica? Ovvero, i farmaci che sono impiegati su base cronica devono continuare a rimanere nel PHT o dovrebbero essere più propriamente trasferiti nel PFN (una volta che sia meglio noto il loro rapporto beneficio/rischio nella realtà della pratica medica)? Come (e chi deve) avviare il confronto e il dibattito che permetta di focalizzare sempre più l’obiettivo di un miglioramento della continuità assistenziale Ospedale-Territorio e del controllo dei costi gestionali?

Copyright © 2016 - Gruppo Poliartes srl

Su questo sito usiamo i cookies. Per approfondire leggi l'Informativa sui cookies, per accettare clicca su OK.