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di Alessandro Curto,1 Roberta Lo Muto,1 Gianluigi Casadei1

 

Parole chiave:

Horizon scanning,
Regioni

 

Abstract

Nell’ultimo decennio si è assistito all’affermazione del paradigma dell’Health Technology Assessment (HTA) quale strumento di governo dell’innovazione tecnologica in sanità. Come noto, si tratta di un approccio di valutazione orientato al policy making che, oltre a prevedere la divulgazione dei suoi esiti, si propone di considerare simultaneamente gli aspetti clinici, economici, organizzativi, etici e sociali derivanti dall’introduzione o dalla dismissione di una tecnologia sanitaria, intesa nel senso più ampio del termine. Allo scopo di ricostruire un quadro realistico del suo livello di implementazione nelle regioni italiane, si è deciso di condurre un’approfondita indagine esplorativa web-based, analizzando nel dettaglio un set di variabili rilevanti. I risultati hanno evidenziato che, allo stato attuale, solo in quattro Regioni (tre al Nord e una al Centro) è stata rilevata una soglia minima di operatività, mancando nella gran parte dei casi normative dettagliate di attuazione, risorse umane e finanziarie dedicate e rintracciabili e, soprattutto, rapporti pubblicati e accessibili.
Al fine di un reale sviluppo dell’HTA, sarebbe necessario un ripensamento dei suoi processi, affinché divenga realmente uno strumento in grado di migliorare la sostenibilità economico-finanziaria del nostro sistema sanitario nel lungo periodo.

 


 

1    CESAV, Centro di Economia Sanitaria Angelo & Angela Valenti

 


 

INTRODUZIONE

Nell’ultimo decennio si è assistito alla prorompente affermazione, almeno a livello mediatico, del nuovo paradigma dominante dell’Health Technology Assessment (HTA) quale strumento indispensabile di governo dell’innovazione tecnologica in sanità.
Nella letteratura scientifica esiste una pluralità di definizioni di HTA, variabili in funzione di obiettivi, metodologie e prospettive da parte della variegata cerchia di attori che l’hanno interpretata.1 Tuttavia, gran parte degli studiosi è da qualche tempo concorde nel sostenere che si tratta di uno strumento di valutazione multidimensionale di una tecnologia sanitaria, intesa nel senso più ampio del termine2 (apparecchiature biomedicali, dispositivi medici, farmaci, procedure cliniche, modelli organizzativi, programmi di prevenzione e promozione della salute), caratterizzato da quattro elementi principali che lo distinguono dall’attività di ricerca:3 1) orientamento al policy making nei contenuti e nei processi; 2) multidisciplinarietà; 3) sistematicità di metodi e rielaborazione sintetica di contenuti; 4) disseminazione e accessibilità dei risultati (anche nei confronti di un pubblico non specialistico).
A differenza di oramai maturi approcci specialistici (ad esempio, epidemiologia clinica e valutazione economica), l’HTA afferma di considerare simultaneamente gli aspetti clinici, assistenziali, sociali, organizzativi, economici, etici e legali e le susseguenti implicazioni che derivano dall’introduzione o dalla dismissione di una tecnologia sanitaria, svolgendo una funzione di supporto tecnico in sanità unica nel suo genere, che ha contribuito di fatto a idealizzarne il ruolo a vero e proprio “ponte” tra il mondo della ricerca e quello del policy making.4
Il Ministero della Salute (MS) ha ufficialmente inserito l’HTA tra gli obiettivi programmatici a partire dal Piano Sanitario Nazionale (PSN) 2006-2008, pur ritenendolo da tempo uno strumento prioritario per la gestione dell’innovazione e per un efficace governo clinico, convinzione peraltro ribadita anche successivamente. Dal punto di vista organizzativo, con la deliberazione n. 73 del 20 settembre 2007 della Conferenza Unificata Stato-Regioni,5 è stato attribuito all’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (AgeNaS) il ruolo di supporto tecnico-scientifico e di coordinamento della funzione di HTA tra il MS e le Regioni, su cui invece ricade, per competenza, l’onere di attuazione. Tuttavia, a dimostrazione di una certa confusione sul tema e forse pure di una diffusa volontà di protagonismo, il nuovo regolamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 Ottobre 2009,6 ha anch’esso previsto l’HTA tra le attività interne, al cui sviluppo è stato, tra l’altro, costituito il nuovo “Ufficio Coordinamento OsMed e attività HTA”.
Date le notevoli aspettative sollevate anche a livello politico, si è ritenuto utile valutare le diverse esperienze regionali attraverso un’approfondita indagine esplorativa web-based sull’attuale stato di implementazione e sui risultati fin qui raggiunti in Italia, la quale, pur non avendo l’ambizione di essere esaustiva della realtà esistente, sia in grado comunque di evidenziarne pregi e difetti in modo costruttivo e distaccato dai clamori mediatici, valorizzando (ove presenti) gli esempi di best practice. In altri termini, il quadro qui rappresentato e rielaborato dovrebbe essere considerato come un tentativo di andare oltre le mere dichiarazioni d’intenti, allo scopo di stimolare gli “addetti ai lavori” (e non solo) a compiere uno sforzo di sintesi per uno sviluppo più coerente e armonico dei processi di HTA nel Paese, affinché siano realmente in grado di assicurare, insieme ad altri strumenti, un contributo concreto, mirato a garantire la sostenibilità economico-finanziaria del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel lungo periodo.


MATERIALI E METODI
Partendo dal presupposto che la divulgazione trasparente e accessibile dei risultati del proprio operato, oltre a essere buona prassi per qualsiasi tipo di attività, è uno dei capisaldi dell’HTA,3 si è preferito dal punto di vista metodologico evitare l’adozione di un questionario standardizzato da inviare ai referenti regionali in materia, al duplice scopo di scongiurare il cosiddetto “bias di conferma” e di esporsi a scontate sovrapposizioni di contenuto rispetto al già esistente ed esauriente rapporto sull’HTA in Italia,7 redatto per conto della Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA), che traccia, attraverso interviste strutturate, un quadro raccontato dal punto di vista dei “protagonisti”.
Da qui la necessità di adottare una metodologia scientifica alternativa che andasse al di là di quanto già scritto. Dopo una prima fase esplorativa, in cui sono state individuate, in linea con i principali orientamenti in materia,8 le variabili cardine da indagare ai fini dell’analisi, si è provveduto alla realizzazione di una griglia di analisi valida per tutte le Regioni e contenente 6 elementi principali (Figura 1).
Ai fini della ricerca operativa è stato adottato il criterio del double check (ossia del “controllo incrociato”), suddividendo la squadra di progetto in due gruppi indipendenti, ciascuno dei quali ha condotto in autonomia la raccolta delle informazioni e dei dati disponibili al 31 dicembre 2011, scandagliando in modo approfondito il web e i documenti liberamente accessibili in esso, e provvedendo in ultimo alla compilazione delle tabelle regionali. Tutti i rapporti di HTA rinvenuti sono stati inoltre sottoposti ad accurata analisi testuale, ricercando puntualmente cinque segmenti di parole chiave (suffissi efficac*, econom*, cost*, etic*, organiz*) che abbiamo considerato, per approssimazione, indicatori sufficientemente attendibili per valutare la semplice composizione delle tematiche dei rapporti di HTA individuati. Ogni qualvolta è stata riscontrata la presenza dei suddetti termini, si è proceduto a un ulteriore analisi qualitativa per approfondirne il contesto di appartenenza.  Si è altresì indagato l’eventuale citazione di contenuti provenienti da rapporti di altre istituzioni nazionali o estere, tra cui a titolo esemplificativo segnaliamo le più citate: Scottish Medicines Consortium (SMC), Haute Autorité de Santé (HAS) e National Institute for health and Clinical Excellence (NICE).
Successivamente, si è dato inizio alla fase collegiale di confronto e discussione dei risultati ottenuti, durante la quale sono state verificate eventuali differenze e inesattezze, allo scopo di integrare tutti i dati selezionati e validati in un unico database informativo principale. Infine è stata avviata la fase di redazione del rapporto di sintesi, alla quale ha collaborato l’intero gruppo di ricerca. Per evidenti ragioni di trasparenza, i siti web e tutte le altre risorse utili impiegate nella fase di raccolta delle informazioni sono rintracciabili in bibliografia e in appendice.


RISULTATI
I risultati riepilogativi emersi dalla nostra ricerca sono contenuti in Tabella 1. Innanzitutto, pur essendo l’HTA considerato una priorità nella quasi totalità dei Piani Sanitari Regionali (PSR) in vigore, un terzo degli enti territoriali non ha ancora istituito la funzione di HTA con specifiche delibere di giunta o decreti dirigenziali. Ciononostante, in 15 casi è stato individuato un gruppo di lavoro o unità specifica responsabile, che, nella gran parte dei casi, resta interno alla singola agenzia sanitaria (qualora esista) o comunque riconducibile all’apparato regionale sanitario. In 8 Regioni sono state altresì rilevate collaborazioni dell’ufficio di riferimento per l’HTA con altri enti e organizzazioni pubbliche o private (Università, ospedali, centri di ricerca e di valutazione) giudicate di riferimento per il tema.
Altro elemento formale esaminato è stato quello relativo alle iniziative di cooperazione e all’eventuale partecipazione a reti collaborative di HTA, a rilevanza nazionale e internazionale, il cui scopo dovrebbe essere quello di facilitare lo scambio e la condivisione delle informazioni in materia, oltre che di sviluppare strumenti comuni atti a favorire un’armonizzazione dei processi di valutazione, in grado di ridurre il controproducente fenomeno della sovrapposizione di risultati e il conseguente spreco di risorse scarse. A tale proposito, occorre rilevare che risulta assai difficile reperire la documentazione inerente la membership ufficiale del progetto “Rete Italiana di Health Technology Assessment” (RIHTA)9 promosso nel 2009 da Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (AgeNaS), in collaborazione con la Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA). Stando ai dati del “Primo libro bianco sull’HTA in Italia”,7 finora solo sei Regioni (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Sardegna, Valle d’Aosta) non vi hanno ancora aderito. In ambito comunitario, invece la situazione è più facilmente ricostruibile: allo European Network for Health Technology Assessment (EUnetHTA), di recente riorganizzato (grazie al contributo della Commissione Europea) e sostituito dal Programma di Joint Action 2010-2012, partecipano in qualità di partner (oltre ad AgeNaS e AIFA a livello nazionale) Veneto ed Emilia-Romagna (a conferma del ruolo di primo piano assunto dalle due Regioni a livello nazionale) e come membri associati Lazio, Lombardia e Piemonte. Anche a livello internazionale, si contano ormai numerose iniziative e reti di collaborazione a carattere pubblico o privato, tra cui per rilevanza vanno citate: International Network of Agencies for Health Technology Assessment (INAHTA, organizzazione no-profit nata nel 1993), di cui fanno parte AgeNaS e il Policlinico Gemelli di Roma, e la società scientifica Health Technology Assessment international (HTAi), operativa dal 2003 in sostituzione dell’International Society of Technology Assessment in Health-Care (ISTAHC), a cui hanno aderito AgeNaS e Regione Emilia Romagna.
Ai fini di una più ampia visione d’insieme, si è indagata anche specificamente l’esistenza e l’implementazione sistematica a livello regionale dell’attività di Horizon Scanning (HS), che consiste nel riconoscimento e nell’identificazione precoce di tecnologie sanitarie in fase di sviluppo, con successiva valutazione, su base prospettica, del loro possibile impatto sul SSN in termini clinici e gestionali. Tuttavia, anche qui i numeri sono sostanzialmente analoghi. In base ai dati del “Primo libro bianco”, poco più del 50% delle Regioni ha dichiarato di far parte del progetto “Centro per l’Osservazione delle Tecnologie sanitarie Emergenti” (COTE), avviato nel 2008 da AgeNaS, con l’obiettivo di creare una rete di osservazione interregionale sulle tecnologie biomediche e sulle procedure organizzative e gestionali, che vanta al suo attivo 9 rapporti di HS. Tuttavia, analizzando i materiali disponibili online e i siti internet regionali, sembrerebbe registrarsi un’adesione ben più ampia (71%). Di contro, è opportuno però rilevare che unicamente due Regioni (sempre Emilia-Romagna e Veneto) hanno un programma di HS attivo, che prevede altresì la pubblicazione di schede di analisi e rapporti. A tale proposito, pare utile citare l’interessante esperienza della Regione Veneto che, in collaborazione con AIFA, ha portato avanti a partire dal 2008 il progetto “Italian Horizon Scanning Project” (IHSP), al lodevole scopo di estendere l’attività di HS ai farmaci, senza però prevedere l’accesso ai risultati e al sito web anche agli utenti esterni, diversamente da quanto predisposto da AgeNaS per i dispositivi medici. A completezza del quadro, si segnala che ambedue i programmi appena descritti (COTE e IHSP) fanno parte di EuroScan, rete internazionale di collaborazione nel settore dell’HS in sanità.
Dal punto di vista finanziario, solo in un terzo delle Regioni è stato possibile rintracciare citazioni di fondi specifici per il finanziamento dell’attività di HTA, le cui entità (variabili a seconda dei casi da un minimo di 20.000 a un massimo di 300.000 euro annui) risultano comunque particolarmente ridotte e discontinue nel tempo, presumibilmente anche in funzione di cambiamenti di governo politico conseguenti alle tornate elettorali (Tabella 2). In particolare, solo nella Regione Veneto è stato possibile appurare l’esistenza di un budget annuale assegnato regolarmente a partire dal 2008. Nella stessa regione, in Emilia-Romagna e in Piemonte è stata anche rilevata la possibilità di supporto da parte del settore privato all’implementazione dell’attività di HTA, attraverso l’attivazione di programmi di finanziamento ad hoc per la ricerca valutativa in tema di tecnologie e appropriatezza in sanità (nei primi due casi) o anche di un semplice sostegno diretto (nel terzo). Quanto all’organizzazione del lavoro, abbiamo generalmente riscontrato che l’organico coinvolto nella gestione della funzione di HTA, strutturato in linea di massima in un gruppo di lavoro apertamente dichiarato “multidisciplinare”, non supera mai, quand’anche solo pianificato, la decina di unità e si avvale spesso delle competenze di esperti esterni, il cui impegno quantitativo è assai arduo da rintracciare e, soprattutto, da valutare (Tabella 2).
Per quanto riguarda gli esiti dei processi di valutazione delle nuove tecnologie sanitarie, solamente quattro Regioni (Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto) hanno pubblicato online e reso accessibili i propri rapporti di HTA. Nel dettaglio,  balza all’occhio quanto prodotto in Emilia-Romagna e Veneto (Tabella 2): nel primo caso si contano ben 119 schede di valutazione di farmaci (di cui peraltro solo 3 dichiarate esplicitamente di HTA e risalenti al periodo compreso fra il 2003 e il 2011), 4 rapporti di HTA per dispositivi medici e 7 per altre tecnologie sanitarie (2008 - 2011); nel secondo sono stati riscontrati 260 rapporti di mini-HTA per farmaci (periodo 2002 - 2011) e 6 schede di valutazione per dispositivi medici (biennio 2010-2011). Numeri trascurabili, se confrontati con i precedenti, sono stati riscontrati nelle altre due Regioni: un solo rapporto su una tecnologia medica nel Lazio (2010); due mini-rapporti pubblicati online in Piemonte (2009 - 2010), a cui dovrebbero aggiungersene a breve altri in base a quanto indicato dal nucleo tecnico regionale. Volendo grossolanamente valutare la struttura dei singoli rapporti, si osserva che la media pagine calcolata per quelli prodotti in Emilia-Romagna e Veneto è piuttosto esigua (rispettivamente 15 e 7 pagine), se confrontata con quelli di Lazio e Piemonte che, pur essendo pochissimi, hanno una lunghezza decisamente superiore (96 pagine nel primo caso e 37 di media nel secondo). Analizzando lo schema di analisi, è emerso che si tratta generalmente di relazioni tecniche prevalentemente dedicate alla parte epidemiologica e clinica, limitandosi nella quasi totalità dei casi quella economica (presente in circa l’85% dei rapporti) a una breve analisi dei costi. Solamente nel 5% dei casi, sono inclusi anche i risvolti organizzativi, mentre sono praticamente assenti quelli etici, legali e sociali derivanti dall’introduzione o esclusione di una nuova tecnologia a livello regionale.


DISCUSSIONE
Prima di procedere ad approfondire i nodi cruciali emersi, è corretto sottolineare i limiti di fondo del presente studio. Basandosi interamente su una rielaborazione critica di ciò che è riscontrabile nei documenti ufficiali presenti e accessibili sul web inerenti l’HTA, non si può escludere che sia sfuggito del materiale online pertinente, con particolare riferimento a quelle Regioni dotate di sistemi informatizzati poco moderni e non indicizzati (o di interfacce troppo complesse) che rendono più ostico e farraginoso lo screening online. Allo scopo di minimizzare tale rischio di errore, è stato adottato il criterio del controllo incrociato che, pur presentando anch’esso margini di incertezza, è comunque il metodo più idoneo per cercare di evitare grossolane inesattezze. Inoltre, l’eventuale esistenza di altro materiale rilevante, archiviato esclusivamente su supporto cartaceo, esula dalla nostra trattazione, anche perché non coerente col principio più volte citato di accessibilità e disseminazione alla base dell’HTA.
La realtà che traspare dalla “fotografia” emersa dalla nostra ricerca presenta un quadro piuttosto modesto a livello regionale. Se è vero che, in linea con quanto auspicato dal PSN 2006-2008, circa due terzi degli enti territoriali ha previsto a partire dal 2006 (non solo attraverso i singoli PSR, ma anche specifiche delibere, decreti o atti amministrativi) l’introduzione formale dell’attività di HTA; è altrettanto vero che mancano nella maggioranza dei casi normative dettagliate di attuazione, risorse umane e finanziarie dedicate e rintracciabili, sistematicità d’approccio, organizzazione e, soprattutto, rapporti di HTA pubblicati e liberamente accessibili.
La difficoltà di reperire documenti ufficiali inerenti numero e tipologia di personale impiegato stabilmente e ammontare delle risorse finanziarie stanziate è stata resa più complessa dal fatto che raramente è stata riscontrata l’esistenza di una funzione indipendente e autonoma appositamente dedicata all’HTA, materia che immancabilmente finisce così per ricadere all’interno del “gran calderone” della singola agenzia sanitaria o direzione regionale. A prescindere, è comunque possibile affermare che emerge una notevole variabilità organizzativa, in parte insita nel processo di decentramento a livello regionale delle competenze in materia sanitaria, che si riflette a sua volta in una scarsa standardizzazione a livello procedurale. Infatti, il coinvolgimento nell’attività di HTA di altri organismi pubblici e privati nel 40% delle Regioni ha determinato una forte differenziazione del modello gestionale che non consente di tracciare dei modelli organizzativi predominanti.
Gli esiti (consistenti per lo più in linee guida, dossier, rapporti e schede d’analisi) sono pressoché inesistenti o (nella migliore delle ipotesi) non accessibili online, se si escludono le interessanti esperienze di Emilia-Romagna e Veneto. Se la prima vanta in Italia la più antica tradizione nelle attività di valutazione e storicamente ha sempre prestato grande attenzione agli aspetti clinici e a quelli strettamente connessi ad essi; la seconda si distingue per aver considerato fin dagli esordi le implicazioni economiche come ulteriore parametro di valutazione. Ciò premesso, è opportuno comunque evidenziare che, valutando più in profondità i rapporti delle due Regioni, emergono alcune caratteristiche di fondo che ne ridimensionano almeno in parte lo spessore, soprattutto se confrontati con le esperienze oltremanica;10 non casualmente è uso comune parlare, con un pizzico di ambiguità, di mini-HTA. In particolare, è evidente che le centinaia di schede di HTA riguardanti farmaci elaborate nel periodo antecedente al 2006-2007 nelle due Regioni non possano essere considerate a tutti gli effetti dei veri e propri rapporti (o mini rapporti che dir si voglia), dal momento che allora l’HTA era poco più che argomento di discussione dottrinaria. L’attività di valutazione svolta fino ad allora sembrerebbe, almeno in gran parte, riconducibile a quella necessaria all’implementazione e all’aggiornamento dei rispettivi prontuari regionali, tipologia di attività che peraltro non si discosta molto (nei volumi e nei metodi) da quello svolto in molte altre Regioni, anche fra quelle apparentemente meno virtuose e intraprendenti (ad esempio, Sardegna11), rispetto alle quali appare più sistematico lo sfruttamento dell’etichetta di HTA. Dal punto di vista dell’impatto decisionale, al netto di quanto accade per l’attività di aggiornamento dei prontuari farmaceutici regionali (ove presenti), le ricadute pratiche dei pochi rapporti pubblicamente accessibili in sede di valutazione sono ardui da stimare, anche perché difficilmente vanno al di là di generiche raccomandazioni.
Complessivamente, il decentramento dei centri decisionali e di valutazione a cui l’HTA è soggetta in Italia per ragioni politico-amministrative e l’assenza di un forte riferimento centrale, a differenza di quanto avviene ad esempio nel Regno Unito (nonostante il MS abbia incaricato AGENAS quale agenzia nazionale di riferimento) può avere probabilmente favorito la marginalizzazione delle Regioni con minori esperienze e fondi che, nella migliore delle ipotesi, ha finito per lasciare spazio a isolate esperienze locali condotte a livello di singole strutture sanitarie (come parrebbe essere il caso in Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia e Lazio), sviluppando quello che in letteratura economica è chiamato Hospital-based HTA.12 Da questo punto di vista, anche i network nazionali attualmente esistenti (RIHTA e COTE), che in linea teorica dovrebbero contribuire a promuovere lo scambio di conoscenze, la condivisione di risultati e l’esigenza di supporto tecnico-scientifico per le Regioni prive di una “massa critica” sufficiente a implementare una struttura di ricerca in grado di sostenere da sola il “costo di produzione” di rapporti originali, hanno ancora un impatto trascurabile o comunque difficile da ricavare sul web. Sulla stessa linea di scarsa operatività appare l’HS, la cui funzione, concretamente attiva solo in Emilia-Romagna e Veneto, sembra attualmente relegata a un ruolo secondario, a differenza di quanto accade in altri Paesi avanzati del Nord Europa, dove spesso ricopre un’importanza strategica per il corretto ed efficiente governo dell’innovazione.


CONSIDERAZIONI FINALI
Il bilancio di più di un quinquennio di HTA regionale, nato come strumento di governo dell’innovazione al fine di razionalizzare la spesa, è ancora complessivamente piuttosto deficitario. La fiorente letteratura in materia e gli sforzi fin qui prodotti non sembrano all’atto pratico aver prodotto un cambiamento evidente. A conti fatti, le Regioni che effettuano concretamente attività di HTA, a dispetto di impegni programmatici e retorica mediatica, si possono contare sulle dita di una mano. A tale proposito, è plausibile che il fenomeno della dispersione delle competenze e delle risorse sul territorio, frutto del decentramento amministrativo, possa aver concorso ad aggravare il ritardo e la confusione sul tema, concorrendo a creare in molte Regioni HTA solo ed esclusivamente di facciata.
È noto che la particolarità dell’HTA risiede nel suo approccio indipendente e trasparente di policy-research, riadattato e contestualizzato alle condizioni locali e finalizzato al supporto decisionale in sanità. Qualora tutto ciò non si realizzi, sarebbe comunque opportuno adoperarsi affinché la soluzione (HTA) di un problema (governo dell’innovazione) non diventi essa stessa il problema. A questo scopo, sarebbe utile ridefinire al meglio le basi di appoggio su cui si regge l’inflazionata metafora dell’HTA come “ponte tra il mondo della ricerca e quello del policy making” in sanità,13 ai fini di una concreta razionalizzazione di un sistema a tutt’oggi alquanto lacunoso e disorganizzato che rischia di restare quantomeno sulla carta.14 Per costruire qualcosa di buono, come risaputo, serve del tempo, ma anche una visione realistica e pragmatica delle problematiche da affrontare.

 


 

Appendice

 

Regioni Normativa Organismo/Gruppo di Riferimento per HTA
Piemonte P.S.R. 2007-2010
D.D.G. n. 100/2008   
D.G.R.  n. 84‐13579/2010   
Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari (AReSS Piemonte)
Valle d’Aosta   P.S.R. 2011-2013 -
Liguria       

P.S.R. 2009‐2011   
D.G.R.  n. 225/2011
Agenzia Sanitaria Regionale (ASR)
Lombardia

P.S.R. 2007-2009

D.G.R. n. 7856/2008    
D.D.G. n. 14013/2009

Direzione Generale Sanità (DGS)
Trentino - 1.    Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS)
2.     Università di Trento
Alto Adige - -
Veneto      

P.S.R. 2009‐2011

D.G.R. n. 4532/2007

D.G.R. n. 2187/2008

1.    Unità di Valutazione dell'Efficacia del Farmaco (UVEF)

2.    Gruppo di lavoro regionale

Friuli Venezia Giulia    P.S.R. 2010‐2012  
Emilia-Romagna       

P.S.R. 2008‐2010

D.G.R. n. 2706/2006

1.    Osservatorio per l'innovazione (OI, ASSR)

2.    Centro per la Valutazione dell'Efficacia dell'Assistenza Sanitaria (CEVEAS)

3.    Università

Marche       P.S.R. 2007‐2009 Gruppo Regionale delle Tecnologie Sanitarie (GRTS)
Toscana

P.S.R. 2008-2010

D.G.R.  n. 229/2008    
D.G.R.  n. 1256/2009

Centro di coordinamento HTA regionale
Umbria       

P.S.R. 2006-2008

D.G.R. n. 727/2009

Centro Regionale per la Promozione dell’Efficacia e dell’Appropriatezza (CERPEA)
Lazio       P.S.R. 2008-2010   
D.G.R.  n. 66/2010

1.    Agenzia regionale di Sanità Pubblica (ASP, Laziosanità)

2.    Unità di Valutazione delle Tecnologie (UVT, Università Cattolica)

Campania

P.S.R. 2007-2009

D.G.R. n. 1370/2008   
D.G.R.  n. 43/2009   
D.G.R.  n. 64/2011

1.    Agenzia Regionale per la Sanità (ARSAN)

2.    Università Federico II

Abruzzo P.S.R. 2008‐2010    1.    Agenzia Sanitaria Regionale (ASR)
2.    Commissione Regionale del Farmaco (CRF)
Molise P.S.R. 2008‐2010    
D.G.R.  n. 190/2008
Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER)
Puglia P.S.R. 2008‐2010   
D.D.G.  n. 133/2009
Agenzia Regionale Sanitaria (AReS Puglia)
Basilicata

P.S.R. 2010‐2013

D.G.R.  n. 1524/2002   
D.G.R. n. 139/2010

Osservatorio Regionale dei Prezzi, dei servizi e delle tecnologie in sanità (OPT)
Calabria        D.G.R.  n. 148/2010 Gruppo di lavoro regionale
Sicilia D.P.R. n. 369/2009   
D.A.  n. 597/2010
-
Sardegna - -

 

 

 

Sitografia

 

Regioni Website per rapporti di HTA rinvenuti
Piemonte
Veneto
Emilia Romagna
Lazio

 

 

Bibliografia

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  12. http://www.htai.org/fileadmin/HTAi_Files/ISG/ HospitalBasedHTA/2008Files/HospitalBasedHTAISGSurveyReport.pdf (ultimo accesso 16/02/2012)
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