Valutazione: 5.00/5 (1 Voti)

scarica pdf pdf_button

 


di Livio Garattini

 

Caro Lettore,
è prassi comune che all’inizio di una nuova rivista il responsabile scientifico pubblichi un editoriale per spiegarne in qualche modo la nascita e, quindi, non posso esimermi da tale esercizio, spesso non così facile quando si desideri affrontare seriamente la questione.  La farmacoeconomia, ancorché scienza (o più semplicemente disciplina) relativamente giovane sotto il profilo storico, è già “occupata” da varie riviste nazionali e internazionali; rimanendo nell’ambito nazionale, se ne possono contare al momento addirittura una “cinquina”, decisamente tante (troppe?) se si considera la limitatezza dell’argomento e la conseguente “cerchia ristretta” di esperti e di possibili contributi scritti. Perché crearne una nuova, quindi? La “spinta” (non solamente retorica) mi è venuta dagli amici, in primo luogo editore e sponsor (mi ostino a chiamarli così per convenzione), che mi hanno “spronato” a non dimenticarmi di tenere viva la “voce” della ricerca indipendente e dell’opportunità di stimolare lo spirito critico degli operatori sanitari del nostro Paese. Si può essere d’accordo o in disaccordo su tante questioni nel campo dell’economia, “parente stretta” della politica come la storia ci insegna. Tuttavia è anche importante che i tanti operatori del SSN, non dotati di un robusto background in materia, non si illudano di ricavarne le “soluzioni magiche” ai propri problemi e, allo stesso modo, non accettino per “oro colato” tutto quanto viene pubblicato e stampato su carta più o meno patinata. Il rischio finale è che i contributi positivi che la farmacoeconomia potrebbe apportare ai processi decisionali vengano “rigettati” tout court nel lungo periodo dagli operatori sanitari per “perduta credibilità” della materia.
Questo è uno dei motivi per cui la rivista conterrà sicuramente molti articoli firmati dal CESAV (il centro di ricerca che ho la fortuna di dirigere da oramai quasi quindici anni) e il Board della rivista sarà costituito solamente da “amici miei”. Attenzione però: i veri amici sono quelli con cui più si discute schiettamente e apertamente quando c’è disaccordo perché il “tratto comune” è quello del reciproco rispetto (al di là del ruolo professionale ricoperto), ragion per cui chiederò loro, e in un certo senso pretenderò da loro, anche contributi sinceri per alimentare positivamente il dibattito sui temi scottanti dell’economia e della politica del farmaco, dibattito di cui già, spero, si possano trovare tracce in questo primo numero.

Copyright © 2016 - Gruppo Poliartes srl

Su questo sito usiamo i cookies. Per approfondire leggi l'Informativa sui cookies, per accettare clicca su OK.